La sua vita scorreva tranquilla finché nel suo cervello di luccicanti ingranaggi, quasi si fosse inserito poi un granellino di micidiale polvere, si insinuò un dubbio. «Due battiti al secondo significano centoventi ticchettii al minuto, settemiladuecento battiti all’ora, centosettantaduemilaottocento al giorno, un milioneduecentonovemilaseicento alla settimana, sessantaduemilioniottocentonovantanovemilaottocento ticchettii all’anno…» i delicati ingranaggi dell’orologio emisero un cigolio lamentoso, «Sessantaduemilioniottocentonovantanovemilaottocento ticchettii all’anno? È impossibile. Non ce la farò mai!». In breve, il dubbio si trasformò in panico e poi in profonda depressione. Cosi, un giorno, l’orologio prese appuntamento dal miglior psico-orologiaio della città.
Il “medico”
«Qual è il suo problema?» chiese gentilmente il dottore. «Dottore», si lamentò, «mi e stato affidato un compito immane, nettamente al di sopra delle mie forze. Devo emettere due battiti al secondo, cioè centoventi ticchettii al minuto, settemiladuecento battiti allora… fino ad arrivare a sessantaduemilioniottocentonovantanovemilaottocento ticchettii all’anno! E per molti anni: Non posso farcela!».
«Un momento!» interloquì lo psichiatra. «Quanti ticchettii devi fare alla volta?». «Un tic alla volta, poi un tac, poi un altro tic e così via». «Questa è la cura che ti consiglio: vai a casa, mettiti tranquillo e pensa ad un tic alla volta. Concentrati su ogni tic e goditelo. Uno alla volta: non ti preoccupare del successivo! Pensi di riuscirci?».
«Un tic e un tac alla volta! Ma certo!» rispose l’orologio. Tornò a casa… e non si preoccupò più!
