Secoli e secoli di… Natale!

Natale: quando una mangiatoia ha fatto più storia di mille decreti Il Natale è una di quelle cose che, nei secoli, hanno resistito a imperi caduti, mode improbabili e perfino ai maglioni con le renne tridimensionali. È sopravvissuto ai Romani, al Medioevo, alle rivoluzioni industriali e persino “ai cenoni di…

Natale: quando una mangiatoia ha fatto più storia di mille decreti
Il Natale è una di quelle cose che, nei secoli, hanno resistito a imperi caduti, mode improbabili e perfino ai maglioni con le renne tridimensionali. È sopravvissuto ai Romani, al Medioevo, alle rivoluzioni industriali e persino “ai cenoni di zia” che durano più di una guerra punica. Ma come ha fatto il Natale a diventare così importante? Facciamo un viaggio nel tempo, con una slitta storica leggermente traballante.
Antichità: quando il Natale non era ancora Natale
Prima del Natale c’era… il bisogno disperato di fare festa in pieno inverno.

I Romani, pragmatici come sempre, celebravano i Saturnali: giorni di banchetti, regali e caos organizzato. In pratica, una sorta di “Natale beta”, senza panettone ma con molta più toga. L’idea era semplice: fa freddo, è buio, lavorare è deprimente… festeggiamo. Questo concetto, spoiler, non passerà mai di moda.
Medioevo: Gesù nasce, il Natale si struttura
Con l’affermazione del Cristianesimo, il Natale diventa ufficialmente il compleanno più celebrato della storia. Non si sa il giorno esatto della nascita di Gesù, ma il 25 dicembre funziona bene: è vicino al solstizio, ruba la scena alle feste pagane e offre un’ottima scusa per mangiare meglio del solito.
Nel Medioevo il Natale è soprattutto comunità: messe, canti, rappresentazioni della Natività e grandi tavolate. Nessuno parla di dieta. Nessuno. È anche il periodo in cui nasce il presepe grazie a San Francesco, che probabilmente non immaginava che, secoli dopo, qualcuno avrebbe discusso animatamente su dove mettere il pastore con il flauto.
Età moderna: regali, regole e qualche eccesso
Arriviamo all’epoca moderna e il Natale inizia a diventare un evento serio. Così serio che in alcuni luoghi viene addirittura vietato. I Puritani inglesi, ad esempio, lo trovavano troppo festoso. Troppo cibo, troppa musica, troppa gioia: chiaramente sospetto.
Ma il Natale resiste. Anzi, si reinventa. Inizia a emergere l’idea dello scambio dei doni, non più solo simbolico ma sempre più concreto. Ed è qui che l’umanità prende una decisione storica: “Perché non regalarci oggetti che non servono davvero ma che sono impacchettati benissimo?”
Ottocento: nasce il Natale che conosciamo
L’Ottocento è il secolo d’oro del Natale. Dickens scrive Canto di Natale e convince il mondo che essere buoni almeno una volta all’anno è una grande idea. L’albero di Natale diventa di moda, Babbo Natale mette su peso (ma in modo rassicurante) e il Natale si trasforma nella festa della famiglia, della generosità e del riscaldamento emotivo centralizzato.

Novecento e oltre: tra spiritualità e pubblicità
Nel Novecento il Natale fa un doppio salto mortale: resta una festa religiosa importantissima, ma diventa anche un colosso culturale e commerciale. Luci, canzoni ripetute all’infinito, film che iniziano sempre con qualcuno che “ha perso lo spirito del Natale” (spoiler: lo ritroverà).
Eppure, nonostante il marketing, il cuore della festa rimane sorprendentemente intatto: fermarsi, ritrovarsi, ricordarsi che non siamo soli. E mangiare. Molto.
Perché il Natale è ancora fondamentale
Nei secoli, il Natale ha fatto una cosa straordinaria: ha dato all’umanità un appuntamento fisso con la speranza, proprio nel momento più buio dell’anno. Che lo si viva come festa religiosa, culturale o come maratona gastronomica, il Natale ci ricorda che rallentare è possibile, che stare insieme è necessario e che un po’ di luce (anche intermittente) aiuta sempre.
E se dopo duemila anni siamo ancora qui a celebrarlo, discutendo su quando montare l’albero e su chi ha mangiato l’ultimo torrone, forse il Natale qualcosa di giusto l’ha fatta.
Buon Natale. Da secoli, e per fortuna.

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