La Morale della Favola: Lo scorpione

Un monaco Un monaco, che già da tempo conduceva questa vita/vocazione, si era seduto a meditare sulla riva di un ruscello. Quando aprì gli occhi vide uno scorpione che era caduto nell’acqua e lottava disperatamente per stare a galla, e quindi, sopravvivere. Pieno di compassione, il monaco immerse la mano…

Un monaco

Un monaco, che già da tempo conduceva questa vita/vocazione, si era seduto a meditare sulla riva di un ruscello. Quando aprì gli occhi vide uno scorpione che era caduto nell’acqua e lottava disperatamente per stare a galla, e quindi, sopravvivere. Pieno di compassione, il monaco immerse la mano nell’acqua, afferrò lo scorpione e lo posò in salvo sulla riva. L’insetto per ricompensa si rivoltò di scatto e lo punse provocandogli un forte dolore. Il monaco tornò a meditare, ma quando riaprì gli occhi, vide che lo scorpione era di nuovo caduto in acqua e si dibatteva con tutte le

sue forze. Per la seconda volta lo salvò e anche questa volta lo scorpione punse il suo salvatore fino a farlo urlare per il dolore… e la stessa cosa accadde una terza volta. E il monaco aveva le lacrime agli occhi per il tormento provocato dalle crudeli punture alla mano.

Un lavoratore della terra

Un contadino che aveva assistito alla scena esclamò: «Perché ti ostini ad aiutare quella miserabile creatura che invece di ringraziarti ti fa solo male?». Rispose il monaco: «Perché seguiamo entrambi la nostra natura». «Lo scorpione è fatto per pungere e io sono fatto per essere misericordioso».

E noi, per cosa siamo fatti? Dante Alighieri ce lo suggerisce: “Fatti non foste per essere come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”.

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