L’opera d’arte di cioccolato della famiglia Besuschio. Da Abbiategrasso a Parigi

  Buongiorno Giorgio, siamo a Parigi alla seconda edizione della Mostra internazionale EGGXTRAORDINAIRE 2026 che si che si tiene a in Rue dei minimes, dietro Place des Voges e chiuderà il prossimo 3 maggio. Come sta andando questo evento internazionale? “Bene!” Sorriso professionale “La mostra è un incentrata sull’uovo…” Una mostra…

Il corallo di cioccolato

 

Siamo a Parigi con Giacomo Besuschio che partecipa alla seconda edizione della Mostra internazionale EGGXTRAORDINAIRE 2026

La Mostra si tiene a in Rue dei minimes, dietro Place des Voges e chiuderà il prossimo 3 maggio

Buongiorno Giacomo, come sta andando questo evento internazionale?

“Bene!” Sorriso professionale

“La mostra è un incentrata sull’uovo…”

Una mostra sull’uovo?

“Si. Perché perché l’uovo è sempre stato un simbolo molto importante per l’umanità. E a livello artistico ha avuto da sempre un grande rilievo anche del nostro settore, se parliamo della pasticceria e della cioccolateria, ad esempio”.

Nonché delle uova di Pasqua… Ma torniamo alla Mostra di Parigi. Quanti

sono gli espositori?

“Questa mostra raggruppa 94 espositori. E sono per la metà, appunto, artisti e pasticcieri e per l’altra metà invece artisti di tutti i materiali, quindi, ci sono opere veramente di qualsiasi tipo, parliamo, appunto cioccolato, zucchero, oppure possiamo individuare espositori del legno, dell’acciaio, della carta, delle ceramiche, del vetro… Quindi è veramente tutto molto interessante”.

Lei, a rappresentare la famiglia Besuschio di Abbiategrasso, è l’unico italiano presente alla Mostra internazionale di Parigi

“Si, io ho la fortuna di essere l’unico italiano invitato. E la cosa molto interessante è che gli ideatori di questa mostra hanno pensato anche, a conclusione dell’evento, di raggruppare tutte le opere all’interno di un libro. Ci sarà una parte iniziale di spiegazione del perché proprio l’uovo, a livello artistico, è così fondamentale. La parte finale spiegherà il perché dell’opera. Perché l’uovo rappresenta una tematica dell’arte espressiva dell’artista”.

Com’è sta l’emozione al giorno dell’apertura della Mostra?

“Forte! La giornata in sé è stata molto interessante perché c’erano già, solamente in quella prima giornata di apertura, 400 persone. La Mostra qui in Francia è un evento molto sentito.  I francesi in questo sono molto bravi perché riescono sempre a fare gruppo e a dare valore alle loro idee. A volte in Italia questo non accade, purtroppo, non abbiamo questo spirito di aggregazione”.

Se dovessimo invitare i nostri lettori alla Mostra, quali sarebbero gli orari di apertura, i costi e la location?

“Questa mostra è aperta tutti i giorni, dalle ore 15:00 fino alle ore 19:00.

L’ingresso è gratuito, basta accreditarsi sulla piattaforma dell’esposizione.

Per ora ci sono stati 8.000 visitatori. Quindi c’è stato un bel un bel riscontro. Il tutto è all’interno di uno spazio di 450 m² nel centro di Parigi”.

Parlava della bravura francese a fare gruppo. Cosa significa essere gli unici italiani a partecipare? L’orgoglio nazionale di esserci…

“Dal mio punto di vista ovviamente, anche per la giovane età, è una grandissima soddisfazione e anche per la mia famiglia. Siamo gli unici italiani partecipanti ed essere stati invitati da questi ideatori che sono comunque  Frédéric Bau e i due padrini d’eccezione Pierre Hermé e Patrick Roger. Poi abbiamo i colleghi Pierre Hermé che è uno dei pasticceri più importanti al mondo e Patrick Roger che è, il cioccolatiere più famoso e anche l’artista più famoso del mio settore. Lui crea sculture e con queste fa delle mostre. Frédéric Bau che è appunto l’ideatore si è reso disponibile ai visitatori per fare una visita guidata di tutta l’area per spiegare il perché delle opere e di come sono state create. La Mostra è su die piani…”.

Cioccolato dell’arte italiana…

“Per me è stato un orgoglio e soprattutto anche una sfida personale”.

Come si è sviluppata questa sfida personale?  

“Ho dovuto lavoraci parecchio.: trovare la tematica, fare il cioccolatiere vero e proprio e poi creare la scultura. Se penso alle sculture delle coppe del mondo, ad esempio, sono più attività di assemblaggio di oggetti, di figure per dare una tematica, invece, questa era proprio una scultura. Si è trattato di creare un’opera d’arte Qualcosa di un po’ diverso”.

Ci descriva la sua opera d’arte

“All’inizio ne avevo crete due. Poi ho virato su questa che secondo me è quella che mi rappresenta un po’ di più…”

La prima di cosa trattava?

“Era molto tecnica. Si trattava di un’opera di manualità piuttosto che di uno stile di lavorazione”.

L’opera definitiva, quella presenta alla Mostra invece di cosa tratta?

“Questa invece è un’opera vera e propria. Ho pensato di dare un valore a quello che è, la tematica del cambiamento climatico e quindi ho pensato di utilizzare e creare con dei semplici e comunissimi bicchieri di plastica un corallo. Ho colato del cioccolato all’interno di questi bicchieri di plastica che poi ho schiacciato per cercare di dare una forma, però la forma che ho voluto dare poi alla scultura in sé una volta che ho inserito tutti questi bicchieri tagliati, spezzati e diciamo un po’ come venivano.

L’intento dello stampo dell’uovo era quello di rappresentare un corallo, però morente. Volevo rappresentare la decadenza umana, quello che è il cambiamento climatico, quindi, utilizzando proprio un ingrediente, se così vogliamo chiamarlo, provoca questo questa modifica del clima: la plastica”.

 Una scultura d’arte con un senso di valore attuale

“Si per me aveva senso dare un valore all’opera. Era quindi più importante il significato dell’opera piuttosto che la rappresentazione in sé della scultura”

Quanto è grande questa scultura?

“Noi avevamo dei limiti. Dai sei cm, che quindi è la dimensione comune di un uovo fino ai sessanta centimetri. Quella che ho portato io è di cinquanta centimetri”.

Che tipo di cioccolato ha utilizzato?

“Diciamo un comunissimo cioccolato. In realtà ho utilizzato, l’alta gamma di cioccolato che noi usiamo e abbiamo in casa…”

Cioccolato fondente?

“Sì, perché di solito anche per le sculture, a parte il bianco, che magari ti permette per le colorazioni e queste cose però di solito si utilizza sempre il fondente. Ha una plasticità diversa rispetto al cioccolato al latte che poi è più grasso e delle problematiche di lavorazione”.

Una curiosità, essendo golosi di cioccolato, quale percentuale ha utilizzato di cioccolato?

“Ho utilizzato è un sessantasei per cento. Vuol dire che ha una sua bontà e dolcezza.

Quando realizzo i cioccolatini invece cerco di salire intorno al settanta per cento.

Per le tavolette si può variare, infatti noi abbiamo percentuali che vanno dal trentatré per cento,  fino a salire al 100%”.

100%, cioccolato artigianale …

“Ovviamente, quello che viene utilizzato da noi è diverso rispetto ad uno industriale che è sicuramente è più lavorato e quindi perde un po’ il suo vigore originale. Certo, il sessantasei per cento, diciamo è una via di mezzo. Che è quello, se penso alla Pasqua, che utilizzo di più perché non ci sono delle linee dedicate solamente al bambino piuttosto che all’adulto. Diciamo che deve raggruppare, la fascia di mercato più ampia e quindi cerco di virare su una cosa che sia, una appunto una via di mezzo un po’ per tutti”.

Giacomo, torniamo alla Mostra.  Quali altre nazioni sono presenti qui a Parigi?

“Gli ideatori hanno invitato persone che a volte nemmeno conoscevano, però magari le seguivano sui canali social perché vedevano le loro opere. Quindi abbiamo ovviamente francesi perché loro si sa, sono patriottici e di conseguenza hanno invitato anche i colleghi del loro settore. Poi partecipanti che vengono dalla Colombia, dal Messico, dalla Norvegia, dal Giappone…Tutte le opere sono esposte all’interno dello spazio con le relative descrizioni”.

In conclusione cosa ci vuole dire e cosa ha rappresenta questa Mostra per la famiglia Besuschio?

“Più che per me tutto questo è un riconoscimento a mio padre e per tutta la mia famiglia.

Se mi guardo indietro a livello storico, io sono la sesta generazione.

Rispetto alla lavorazione del cioccolato, io sono la seconda generazione. Quindi parliamo di un po’ di anni fa…

Mio padre è stato lui a trovare lo spazio all’interno del laboratorio, dato che comunque, quarant’anni fa non era un po’ come adesso dove c’era l’apertura mentale anche dei colleghi o piuttosto che dei dipendenti di mio nonno, dove c’era uno scambio di informazioni, scambio di ricette”.

A che età lei ha iniziato a pratica l’arte dell pasticceria e del cioccolato?

“Io avevo 11 anni, quindi iniziai muovere i primi passi in questo mondo. Nonostante abbia poi per fatto un percorso di studi universitario. Quindi diciamo che, il riconoscimento è più per mio padre perché è stato lungimirante in tutto quello che ha fatto, nelle modifiche, negli investimenti nel riprendere questo ingrediente che, nei decenni si era un po’ perso all’interno della nostra realtà”.

Complimenti Giacomo! Buon lavoro, a presto

Giacomo Besuschio, classe 1993, sesta generazione della famiglia di pasticceri Besuschio. Dopo una laurea in scienze e tecnologie alimentari e uno stage in Francia presso l’azienda produttrice di Cioccolato Valrhona, entra ufficialmente nel business di famiglia nel 2016. Iniziando dal cioccolato e dalla gestione del lievito madre, passo dopo passo ha cercato di approfondire sempre più tutti i settori della pasticceria portando avanti gli ideali della famiglia

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