Mi chiamo Sara Vidè, sono nata a Cernusco sul Naviglio e vivo a Lainate.
Sposata, ho un bimbo di 11 anni, Leonardo, che ora è in prima media.
Dopo il liceo, ho continuato gli studi all’Accademia di Comunicazione di Milano, specializzandomi in copywriting e lasciando i miei giovanili propositi di insegnare nella scuola primaria per dedicarmi invece a campagne stampa, spot, comunicati radio. Oggi lavoro ancora nel modo della comunicazione, seguendo i progetti dei miei clienti in ogni fase del loro sviluppo, in vari settori di mercato.
La scrittura ha indubbiamente sempre fatto parte della mia vita e delle mie
Da quanto tempo a Lainate?
Ormai sono vent’anni che mi sono trasferita qui, ho vissuto fino da ragazza a Cernusco sul Naviglio, a est di Milano, e poi per qualche tempo a Firenze.
Attività da scrittore di Sara Vidè
Ho scritto molti articoli e pubbliredazionali, ho collaborato con il Sole 24 ore e la Gazzetta della Martesana, ho curato un portale pedagogico per bambini, realizzato contenuti di vario genere per riviste e periodici. Negli anni 90 ho pubblicato una raccolta di racconti brevi dal titolo Graffi con l’editore Laura Rangoni, ma poi non ho più cercato di diffondere i miei pensieri e visoni della vita. Ho scritto un paio di romanzi, amando molto i thriller psicologici, ma li ho tenuti per me. Non avevo la velleità di fare la scrittrice (se così mi posso definire anche se mi sembra un termine esagerato) e col tempo, come spesso accade, non li ho più sentiti a me aderenti. Inopinatamente, la storia di Più o meno tutto bene ha trovato me, con la sua urgenza di essere raccontata. A quel punto ho deciso, visto l’argomento, di provare a diffondere un messaggio importante e spingere le donne vittime di violenza a denunciare, cercando di far passare i contenuti attraverso una narrativa a tratti drammatica, ma sicuramente introspettiva e spero coinvolgente, sfruttando anche l’intima forma diaristica. E da lì sono successe tante di cose, tra cui la collaborazione con un centro antiviolenza.
Prossimo obiettivo?
Probabilmente scriverò ancora, magari qualcosa che riguardi le famiglie disfunzionali e i traumi che tante persone si portano nel cuore, nelle loro successive relazioni. Vorrei raccontare di quanti fardelli ci carichiamo sulle spalle, inutilmente ma dolorosamente.
Poi, ma è un pochino più complesso, mi piacerebbe molto poter coinvolgere i più giovani in un progetto sulla scrittura creativa, adorerei creare dei gruppi di lettura interattivi per persone di ogni età. Sarebbe meraviglioso aprire una libreria multifunzionale, un piccolo caffè e polo letterario dove imbastire eventi e fare scorrere la cultura, idee ed emozioni per proporre una valida alternativa a tablet, social e telefonini, sopratutto per i ragazzi.
Cosa serve a Lainate?
Un caffè letterario, appunto. Ci vuole un po’ di fermento culturale, di coinvolgimento emotivo che latita anche nella nostra bella cittadina, da ormai diverso tempo. Eppure le persone sono curiose e rispondono bene alle iniziative, ma manca un po’ di energia.
Al di là di un’altra autrice con cui ho una grande amicizia e che sarebbe una socia perfetta, mi piacerebbe poter dar corpo ad un progetto fatto di collaborazioni con il Comune, le associazioni, le scuole. E, perché no, con aziende che vogliono dare spazio a momenti di approfondimento e iniziative di socialità e benessere per aiutare i dipendenti a formarsi non solo professionalmente, ma arricchendosi come esseri umani.
Ho avuto il piacere di essere invitata sia in alcuni istituti che in qualche lungimirante impresa a parlare del tema: è stato molto interessante, la riposta del pubblico presente sicuramente galvanizzate. Credo che i cittadini abbiano moltissimo da dire e da domandare, oltre che da dare.
Un sogno di Sarà Vidè?
Potrei dire vincere un premio Strega, ma in realtà sarei più felice se potessi collaborare attivamente, assieme ad altri autori, artisti e creativi a dare spazio a tutti i giovani talenti che magari non sanno quanta luce hanno dentro e sprecano il tempo con una tecnologia che sta spegnendo i loro cervelli, più che coadiuvarli, perché usata in modo scorretto. Come è giusto che i ragazzi abbiano a disposizione spazi dove fare sport, auspico che possano trovare un luogo dove seguire e scoprire le loro inclinazioni, approfondire le loro capacità, leggere, recitare, suonare, vedere buoni film e sperimentare. Oggi, molti di loro non sanno più nemmeno scrivere correttamente in italiano o emozionarsi per una bella canzone: è un danno inestimabile a queste generazioni.
Infine, un po’ più egoisticamente, vorrei andare a vivere al mare, mia fonte infinita i ispirazione.

