Il luminare
In una famosissima città risiedeva un luminare della psichiatria. Nel suo studio, riccamente arredato, si presentavano davvero tante persone, era infatti molto qualificato!
Il medico
Una ragazza di 14 anni entrando nello studio gli porse una lettera, che diceva: «C’è una cosa che mi preoccupa tantissimo… ed è: come faccio a capire quando è ora di recitare la mia parte? Quand’è che posso essere realmente me stessa? Io fingo perché spesso non me la sento di mostrarmi come sono… un po’ come se questa me non dovesse piacere agli altri. Non so, forse è una preoccupazione che tutti hanno… forse anche gli altri vorrebbero non dover sembrare sempre più furbi, più forti, di quel che sono…».
Lascia o raddoppia?
Nello stesso giorno si presentò un uomo apparentemente ben equilibrato, serio ed elegante. Dopo alcune frasi, però, il medico scoprì che quell’uomo era intimamente abbattuto da un profondo senso di malinconia e da una tristezza continua e assillante. Il medico iniziò con grande coscienziosità il suo lavoro terapeutico e, al termine del colloquio, disse al suo nuovo paziente: «Perché questa sera non va al circo che è appena arrivato nella nostra città? Nello spettacolo si esibisce un famosissimo clown che ha fatto ridere e divertire mezzo mondo: tutti parlano di lui, perché è unico. Le farà bene, vedrà!». Allora quell’uomo scoppiò in lacrime, dicendo: «Quel clown, sono io».
E noi? Che ruolo assumiamo?
