Resto qui di Marco Balzano
Il libro di Marco Balzano racconta le vicende di alcuni abitanti di Curon, paese della provincia di Bolzano, in Alto Adige dagli inizi del ‘900 fino al secondo dopo guerra.
Il “paese sommerso” per creare un lago artificiale, il lago di Resia, da utilizzare per la produzione di energia elettrica, di cui oggi si vede solo il campanile della chiesa romanica.
Un popolo legato al proprio territorio, al rispetto per la natura, con gesta e abitudini che si ripetono anno dopo anno. Con la Prima Guerra Mondiale finisce la tranquillità: gli uomini vengono mandati ai confini
per combattere, strappati al loro mondo per essere arruolati in una guerra insensata, come carne da macello. Finita la guerra il territorio passa sotto il controllo dello Stato Italiano dove il fascismo impone regole ferree per “italianizzare la regione”, distruggendo tradizioni, vietando l’uso della lingua locale, il tedesco, cambiando i nomi sulle lapidi, fino alla folle idea di inondare la zona per la costruzione di un lago artificiale per la produzione di energia elettrica.La vita di Curon viene raccontata attraverso le vicende della vita di Trina e della sua famiglia, una delle poche famiglie rimaste a vivere nella regione nonostante gli avvenimenti avversi.
Una famiglia semplice
Trina, la protagonista del libro, è una giovane donna che si dedica allo studio perché sogna di insegnare nelle scuole. I genitori, persone semplici, una falegname e una donna capace di fare qualunque cosa in casa e nei campi, non sempre approvano le sue scelte ma non la ostacolano negli studi. Il marito Erich, un uomo taciturno, in perenne scontro con il regime fascista all’inizio e nazista in seguito, di cui ha sempre dubitato e screditato agli occhi degli stessi abitanti del paese “le buone intenzioni”, ma che purtroppo non è mai stato ascoltato. Il figlio Michael, fascista in perenne scontro con il padre Erich. La figlia, a cui è dedicato il racconto, fuggita da Curon di notte verso una vita migliore insieme agli zii.
Italiani o non italiani?
Il governo fascista impone un’italianizzazione del territorio: vietato l’uso del tedesco, lingua natia della regione; la modifica dei nomi non solo sulle lapidi nei cimiteri; obbligo di utilizzare abiti considerati italiani; impiego di personale solo italiano in tutti gli impieghi statali e nelle aziende.
Gli abitanti si sentono prigionieri nella propria terra, costretti a confrontarsi con persone di cui non comprendono l’idioma, creando così una crepa che non verrà saldata nemmeno nelle epoche più recenti. Come meravigliarsi se il popolo sopravvissuto a tutte queste vicende si senta oggi più tedesco che italiano.
Le scuole clandestine
In questo clima, Trina e le amiche di scuola, Maja e Barbara, si dedicano allo studio dell’italiano, una lingua esotica in Sudtirolo, nel vano tentativo di poter lavorare come insegnanti nella scuole. Speranza resa vana dalla politica fascista che vedeva nei lavori statali sono italiani e gli abitanti del Sudtirolo, non erano considerati tali.
Con l’aiuto del prete, danno vita alle scuole clandestine nella catacombe per i bambini di Curon che non essendo considerati italiani, non possono accedere all’istruzione.
Dalla Guerra alla Diga
Nonostante gli abitanti della regione non siano considerati italiani, quando l’Italia entra in guerra contro gli Alleati nella Secondo Guerra Mondiale, vengono comunque chiamati a combattere.
Tanti disertano nascondendosi nei rifugi in alta montagna o attraversano il confine in direzione dell’Austria.
Con gli uomini al fronte, in paese arrivano ingenieri, architetti, operai che dopo anni di esami e rilievi, decidono di iniziare la costruzione della diga voluta dalla Montecatini che dovrebbe creare un lago artificiale sommergendo il paese di Curon ma permettendo un’ottima produzione di energia elettrica.
I pochi abitanti, pian piano se ne vanno.
Nuova Curon
I masi e le botteghe vengono espropriate, dando ai loro proprietari indennizzi esigui per lasciare il paese e ricominciare la propria esistenza. Curon viene ricostruita, solo in una nuova posizione.
Trina è l’unica rimasta a vivere nella nuova Curon, sempre in attesa di un ritorno della tanto amata figlia.
Perché leggerlo?
Il libro è riuscito a portare all’attenzione di tutti le vicende di questo popolo molto spesso criticato per la svogliata appartenenza allo stato italiano.
Le vicende sono raccontate in modo asettico, senza trasporto, impedendo al lettore di venire coinvolto nei drammi descritti, permettendo così di prendere la giusta distanza dai fatti e quindi poter esprimere il proprio pensiero o giudizio.


