Prima parte
Lì nel parco, quello di villa Litta a Lainate, c’è una statua.
Molto bella e di mano talentuosa visto che è attribuita al Procaccini.
E perdonatemi l’articolo avanti al cognome, ma sapete è un vezzo di noi lombardi.
Parlavo della statua
È quella di una donna, nuda, mentre si lava, mentre prende il bagno come si diceva una volta.
Una Venere al bagno per la precisione a cui tempo fa, molto, hanno affibbiato un soprannome malizioso: la Vegia tuntona, la vecchia tentatrice.
Vecchia non certo per le fattezze ma per il tempo che ha trascorso a tentare i lainatesi.
Si racconta infatti che i popolani, a cui non era concesso entrare nel parco, amavano dare qualche sbirciatina al suo interno, così per tenersi informati sulle vicende dei signori proprietari.
Lo facevano spesso al tramonto, per non essere visti.
Ma proprio in quelle ore del calare del sole, guardando verso la villa, si poteva scorgere in controluce il profilo sinuoso e sensuale della signora che, in posa lasciva, si lasciava bagnare dagli spruzzi dei giochi d’acqua…Capite ora perché tentatrice.
Tanta sensualità forse non è un caso, forse la mano che ha scolpito aveva ben in mente un riferimento reale e non mitologico.
Probabilmente l’ispiratrice si chiama Isabella, Isabella Borromeo
Isabella, aristocratica lombarda del XVIII, è descritta come donna di bellezza travolgente, intelligente e di spirito indipendente. Una miscela davvero esplosiva oggi, immaginate allora.
Un matrimonio di potere
Isabella si sposa con Giovan Battista Litta, non per amore ma per calcolo politico.
L’unione tra Isabella Borromeo e Giovan Battista Litta fu orchestrata per consolidare il prestigio e il potere delle rispettive famiglie.
I Borromeo erano già una delle famiglie più influenti del nord Italia, legata a doppio filo con la Chiesa; i Litta vantavano una posizione di rilievo nella politica e nell’economia milanese. Il matrimonio rappresentava dunque una fusione di interessi e ambizioni, più che il coronamento di un amore.
Isabella, accettò per il bene della famiglia ma non fu mai solo una figura decorativa nei salotti nobiliari, ma anzi una donna di grande carisma e intraprendenza.
Una donna di gran carattere
Nonostante il matrimonio imposto dalle esigenze dinastiche, Isabella Borromeo si rivelò una donna tutt’altro che sottomessa.
Dotata di un’intelligenza vivace e di una personalità carismatica, fu una presenza influente nelle corti lombarde. Amante dell’arte e della cultura, sostenne intellettuali e artisti, portando vivacità in un certo bigottismo del tempo.
Gli scandali e le relazioni extraconiugali
Isabella non fu moglie fedele e devota, non ci riusciva proprio.
Le sue relazioni extraconiugali divennero oggetto di sussurri e scandali, facendo parlare le corti e le cronache del tempo.
Si dice che uno dei suoi primi amanti fu un giovane ufficiale austriaco conosciuto durante una serata di gala, il quale, ammaliato dalla sua bellezza e dal suo spirito brillante, intrattenne con lei una relazione che fece scalpore tra i circoli nobiliari milanesi.
Un’altra avventura vede protagonista un poeta locale, il quale le dedicò versi appassionati – forse troppo -che circolarono clandestinamente e fecero sospirare molte dame di corte. Il marito, Giovan Battista Litta, consapevole delle sue scappatelle, provò di mantenere il decoro familiare, ma a Isabella le apparenze non interessavano.
Il ballo
Si narra persino che, durante un ballo a Palazzo Borromeo, scomparve misteriosamente per alcune ore, e una servetta raccontò di gemiti inconfondibili e mal contenuti provenire da un angolo del giardino.
Uno degli episodi più noti riguarda però la sua relazione con un diplomatico francese, con il quale Isabella fu sorpresa semi svestita e in atteggiamenti intimi durante una festa.
Lo scandalo fu tale che la notizia giunse persino alla corte di Vienna, suscitando ilarità e indignazione.
Ma non furono solo i balli e le serate a dare scandalo.
Si racconta che Isabella intrattenne una passione ardente con un noto cardinale, il quale, accecato dall’attrazione per lei, la riceveva segretamente nelle stanze private del suo palazzo.
Questa liaison, seppur mai confermata ufficialmente, destò scalpore negli ambienti ecclesiastici e alimentò dicerie sulla sua capacità di affascinare anche gli uomini più inaccessibili.
Fantasia e libertà assoluta
La sua audacia e la sua indiscutibile fantasia la portarono persino a travestirsi da uomo per incontrare un amante segreto nella biblioteca di un convento, un gesto che dimostrava non solo il suo spirito ribelle ma anche la sua intelligenza nel celare i suoi incontri proibiti.
Una delle storie più piccanti che la vedono protagonista narra che, per sfuggire alla sorveglianza del marito, Isabella organizzi un incontro segreto nei camerini di un noto teatro milanese.
Il sipario chiuso non serviva solo per le prove degli attori, ma anche per romantiche fughe clandestine con un celebre violinista, il quale le avrebbe dedicato una sinfonia mai eseguita pubblicamente per paura di scatenare uno scandalo troppo grande.
Chi sarà mai il violinista?
Il ruolo di Isabella nella nobiltà lombarda
Ma Isabella non era solo trasgressione. Da donna intelligente e determinata sfruttò la sua influenza per consolidare il prestigio della sua famiglia.
La sua capacità di tessere alleanze, anche attraverso le sue relazioni personali, fece di lei una figura potente e di primo piano nel tessuto politico e sociale del tempo. Se così non fosse stato in quel mondo non sarebbe sopravvissuta.
Isabella Borromeo rappresenta un esempio affascinante di donna aristocratica che seppe affermare la propria indipendenza in un mondo dominato dagli uomini. La sua bellezza, la sua incontenibile sensualità, il suo ingegno e il suo spirito libero la resero una delle figure più intriganti della nobiltà lombarda.
Che mai la perdonò.
Giulio Valerio Santini

