Regifting. Ovvero rimettere in circolo un dono, anche a Lainate?

  C’è un momento, durante le feste o i compleanni, in cui tutti fingiamo di non sapere una cosa che sappiamo benissimo: quel regalo non è nuovo per chi lo riceve, ma non lo è nemmeno per chi lo ha ricevuto la prima volta. È il regifting, l’arte sottile (non…

Regifting anche a Lainate?

Quando il regalo fa il giro e torna da noi

C’è un momento, durante le feste o i compleanni, in cui tutti fingiamo di non sapere una cosa che sappiamo benissimo: quel regalo non è nuovo per chi lo riceve, ma non lo è nemmeno per chi lo ha ricevuto la prima volta.

È il regifting, l’arte sottile (non giapponese) di rimettere in circolo un dono.

Un tempo era considerato un gesto quasi sacrilego. Oggi è diventato una pratica sociale trasversale, tollerata, a volte persino rivendicata. Con una sola regola non scritta. Mai farsi scoprire, mai!

Cos’è davvero

il regifting

Il termine nasce nel mondo anglosassone e indica il riutilizzo di un regalo ricevuto, donandolo a qualcun altro. Non si tratta di riciclare spazzatura, ma di trasferire un oggetto perfettamente integro a una persona che, teoricamente, potrebbe apprezzarlo di più.

Il confine è sottile. Da un lato, il buon senso, dall’altro, la percezione di scortesia

Ed è proprio in questa zona grigia che il regifting prospera.

Perché lo facciamo (quasi tutti)

Dietro il regifting non c’è solo pigrizia o furbizia. Ci sono motivazioni molto concrete.

La prima si chiama saturazione. Viviamo sommersi dagli oggetti. Candele, sciarpe, libri “che devi assolutamente leggere”, set da bagno mai aperti. Non tutto ciò che riceviamo trova spazio, fisico o mentale, nella nostra vita.

Ecco la seconda, l’economia reale. Il regifting è anche una risposta silenziosa all’aumento del costo della vita. Senza proclami, molte persone hanno imparato a non spendere due volte per lo stesso gesto. Il regalo diventa circolare, non accumulativo.

Infine la terza, assai importante. L’adeguatezza sociale. Un regalo sbagliato non è inutile in assoluto, ma inadatto a chi lo ha ricevuto. Regifting significa provare a rimetterlo nel contesto giusto.

In fondo, è una forma di redistribuzione informale.

Il regalo come gesto, non come oggetto

Il punto centrale è uno solo: il regalo non è l’oggetto, ma il significato. Un oggetto perfetto, ma palesemente casuale, comunica meno di un dono semplice ma pensato.

In questo senso, il regifting non è il nemico. Lo è semmai l’automatismo.

Un fenomeno che racconta il nostro tempo

Il successo del regifting dice molto su di noi. Anzitutto consumiamo troppo, poi abbiamo poco spazio, non abbiamo tempo e infine diamo valore al gesto, ma cerchiamo di ottimizzarlo

È una pratica figlia di un’epoca che cerca di tenere insieme tutto: buone maniere  e realismo. 

Il regifting non è una colpa capitale. È uno specchio.

Riflette il nostro rapporto con gli oggetti, con il denaro e con le aspettative sociali.

Fatto male, è una caduta di stile.

Fatto bene, è una forma discreta di intelligenza quotidiana.

Non è il regalo a dover fare bella figura, ma chi lo fa.

 

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