Una scuola elementare
In una scuola elementare, un’insegnante molto saggia suggerì e propose un compito “singolare”; tutti gli scolari erano impegnati nel riempire un foglio di quaderno con pensieri e idee su i «Non so» che potevano conoscere. Una scolara di dieci anni riempiva la pagina con tutti i “non so” che conosceva: «Non so calciare il pallone in rete; non so fare le operazioni, soprattutto le divisioni con tre cifre; non so piacere come vorrei a Giulia la mia amica».
La pagina era mezza piena, e lei non dava segni di smettere e proseguì con determinazione e costanza; l’insegnante percorse tutta la classe, guardando tutti i fogli degli scolari e tutti scrivevano frasi che indicavano cose che non sapevano fare: «Non so calciare con il piede sinistro; non so fare dieci flessioni; non so mangiare solo un biscotto…». Una delle ragazze domandò, con aria un po’ scettica, che razza di compito fosse quello, ma poi anche lei si impegnò a scrivere: «Non so fare in modo che la madre di Giorgio venga a scuola per parlare con l’insegnante, non so convincere gli altri compagni a sentirsi sempre ordinati e a non fare baccano in classe; non so convincere il piccolo Gaetano ad usare le parole anziché i pugni». Gli scolari continuarono a scrivere per altri dieci minuti e quasi tutti riempirono le loro pagine e alla fine le portarono alla docente… che piegò i fogli a metà, ponendo anche il suo, e li mise poi in una scatola di scarpe vuota (chiuse la scatola con il coperchio, se la mise sottobraccio e si diresse verso la porta, poi verso l’atrio e ovviamente la seguì tutta la classe).
Una buca
In un angolo del giardino, vicino alla scuola, cominciarono a scavare; seppellirono la scatola dei “non so!” ricoprendo poi la buca di terra e a questo punto l’insegnante annunciò: «Ragazzi e ragazze, per favore tenetevi per mano e chinate la testa» (gli scolari obbedirono e rapidamente formarono un cerchio attorno a quella “tomba”, aspettando poi la docente per pronunciare il ”discorso funebre”). Commemorarono «Non so» con biscotti, pop-corn e succhi di frutta e la maestra ritagliò due grandi lapidi di cartoncino “Qui giace NON SO” e vi aggiunse la data.
In classe
La lapide rimase appesa nell’aula per il resto dell’anno e, in quelle rare occasioni in cui uno scolaro se ne dimenticava e diceva: «non so» l’insegnante semplicemente indicava la lapide; lo scolaro allora si ricordava che NON SO era morto e riformulava quello che doveva dire!

