Due amici
Due amici di lunga data si incontrano e, in una fredda serata d’inverno intorno al camino scoppiettante, si confrontano sull’idea dell’evoluzione umana ed in particolare sul progresso (uno è molto favorevole, l’altro un po’ scettico).
Uno dei due
Quello un po’ scettico argomenta: «Quando mia nonna andava a far visita a sua madre, aveva bisogno di tre giorni: un giorno per viaggiare sul calesse trainato dal cavallo, un giorno per raccontare ed apprendere le ultime notizie (un po’ di cucina e un po’ di giardino) ed il terzo giorno per il viaggio di ritorno. Quando mia madre andava a far visita a sua madre, aveva bisogno di due giorni. Viaggiava in treno e, se era fortunata con le coincidenze, si fermava la sera del primo giorno, raccontava le ultime novità… e il giorno dopo ripartiva. Quando io faccio visita a mia madre, impiego mezz’ora. Vado in auto e mi fermo giusto una decina di minuti, perché i bambini si annoiano e sono sempre in ritardo con le spese al supermercato. Se un giorno mia figlia mi verrà a far visita, di quanto tempo avrà bisogno?».
Nel dialogo
Quello molto più favorevole rispose: «E’ vero, spesso vi è un’ambivalenza di fondo… mentre da una parte consente all’uomo di prendere in mano il proprio destino e la propria esistenza, dall’altra lo espone alla tentazione di andare oltre i limiti di un ragionevole dominio sulla natura, mettendo a repentaglio la stessa sopravvivenza e l’integrità della persona umana. Occorre riconoscere il limite invalicabile, nel rispetto e nella salvaguardia della persona e delle sue relazioni!».

