Una giornata d’estate
In una fresca e assolata giornata d’estate, all’ombra di una pianta vicino ad un fiume, un monaco si era seduto a meditare. Quando aprì gli occhi vide uno scorpione che era caduto nell’acqua e lottava disperatamente per stare a galla e sopravvivere.
Il monaco
Pieno di compassione, il monaco immerse la mano nell’acqua, afferrò lo scorpione e lo posò in salvo sulla riva. L’animale per ricompensa si rivoltò di scatto e lo punse, provocandogli un forte dolore! Il monaco tornò a meditare, ma quando riaprì gli occhi, vide che lo scorpione era di nuovo caduto in acqua e si dibatteva con tutte le sue forze. Per la seconda volta lo salvò e anche questa volta lo scorpione punse il suo salvatore fino a farlo urlare per il dolore. E la stessa cosa accadde la terza volta… e il monaco aveva le lacrime agli occhi per il tormento provocato dalle crudeli punture alla mano!
Il pescatore
Un pescatore, che aveva assistito alla scena e preso da forte curiosità, domandò al monaco: «Perché si ostina ad aiutare quella miserabile creatura che invece di ringraziare, le provoca solo del male?». In modo molto pacato rispose il monaco: «Perché seguiamo entrambi la nostra natura… Lo scorpione è fatto per pungere e io sono fatto per essere misericordioso!». E noi potremmo chiederci: «E io, per che cosa sono fatto?».

