Travestita da uomo nella biblioteca del convento
Isabella Borromeo non era una donna che si arrendeva facilmente ai limiti imposti dalla società. Se una regola cercava di ostacolarla, lei la aggirava con astuzia e disinvoltura. Così, quando il desiderio di vivere un’avventura proibita si fece irresistibile, trovò il modo di soddisfare la sua voglia con una trovata audace e rischiosa: travestirsi da uomo per introdursi in un convento.
Non si trattava di un semplice capriccio, ma di un piano studiato con cura. Il destinatario del suo ardore era Frère Guillaume, un monaco francese di passaggio a Milano, erudito e dallo spirito inquieto. Le loro conversazioni a Villa Litta erano state scintille pronte a divampare in incendio. Ma un uomo di Dio non poteva cedere così facilmente. O almeno, non in pubblico.
Fu così che Isabella ideò il suo stratagemma. La notte fissata, con l’aiuto fidato della sua cameriera, si vestì da giovane studioso, avvolgendosi in un mantello maschile e raccogliendo i capelli sotto un cappello a larghe falde. Un pizzico di cenere sulle guance per simulare un accenno di barba, un passo deciso e l’atteggiamento giusto: Isabella era pronta a ingannare il mondo.
Riuscì a entrare nel convento con la scusa di consultare alcuni testi antichi nella biblioteca, un privilegio concesso solo agli uomini di lettere. Il frate bibliotecario la squadrò per qualche istante, ma la sua sicurezza non lasciò spazio ai sospetti. “Siete atteso dal Frère Guillaume,” disse l’anziano monaco, conducendola in una grande sala silenziosa, le pareti colme di volumi secolari e profumate di pergamena.
Quando la porta si chiuse dietro di loro, Frère Guillaume alzò lo sguardo dal libro che stava leggendo. “Per tutti i santi…” mormorò, sbarrando gli occhi nel riconoscerla.
Isabella si tolse lentamente il cappello, lasciando che una cascata di capelli sciolti rivelasse la sua vera identità. “Mi avete forse scambiato per un giovane studioso, mon Frère? O sono sempre la stessa tentazione che cercavate di evitare?”
Guillaume si alzò in piedi, indeciso tra il rimproverarla o lasciarsi andare alla colpa e al desiderio. “Sapete che questo è follia…” disse, ma la sua voce tremava.
Isabella avanzò, lasciando scivolare il mantello, rivelando sotto la tunica maschile un corpo che non lasciava dubbi sulla sua femminilità. “Eppure eccomi qui. Non siete curioso di scoprire quanto può essere dolce la follia?”
Il monaco fece un passo indietro, poi un altro. Ma quando Isabella lo prese per il colletto e lo trascinò a sé, non oppose più resistenza.
Quella notte, nella penombra della biblioteca del convento, tra volumi sacri e manoscritti proibiti, il frate e la duchessa si abbandonarono a un peccato che avrebbe fatto tremare le mura stesse della cristianità.
All’alba, Isabella si infilò nuovamente nei panni del giovane studioso e lasciò il convento con la stessa sicurezza con cui vi era entrata. Nessuno la fermò. Nessuno sospettò. Eppure, da quel giorno, quando a Villa Litta qualcuno pronunciava il nome di Frère Guillaume, un sorriso enigmatico sfiorava sempre le sue labbra.
Giulio Valerio Santini
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